Gambling e pubblicità: il ruolo inaspettato degli spot

Negli ultimi anni il gioco d’azzardo ha conosciuto uno sviluppo considerevole anche in Italia, rivelandosi redditizio anche grazie ad un abile utilizzo della pubblicità, a dispetto del ddl dell’8 agosto 2017 che vietava spot televisivi relativi al gambling nelle principali fasce orarie della giornata. 

D’altronde, difficilmente il boom delle scommesse si sarebbe potuto fermare in maniera così rapida, anche perché le pubblicità si sono riversate maggiormente sulle tv private regionali, sulle pay tv e sui canali tematici, oltre che sul web, facendo leva su un linguaggio popolare in modo da catturare il pubblico (basti pensare ad esempio allo slogan “Noi siamo membri della più grande piattaforma online” utilizzato da Bet365). Ruolo particolare è stato ricoperto in tal senso soprattutto dalle radio, dove la pubblicità è aumentata di un terzo negli ultimi tempi e si è rivelata molto funzionale, forse perché l’assenza di immagini ed altri riscontri permette a chi la recepisce di fantasticare più liberamente. Persino i bei vecchi quotidiani hanno conosciuto un incremento pubblicitario importante, di almeno il 65% rispetto al passato.

Il senso di sfida sviluppa la carica agonistica in un gioco nel quale non si ricorda mai del caso, della fortuna, come se l’esito finale potesse dipendere esclusivamente dalle abilità degli utenti, invitati automaticamente a giocare dalla vasta gamma di palinsesti presenti che puntualmente offrono almeno una singola attività ludica nella quale ci si possa sentire più bravi rispetto alla media.

In questo modo gli operatori riescono ad assicurarsi nel tempo sempre più nuovi utenti, allettati da offerte varie quali bonus di benvenuto o promozioni a tempo determinato, che mettono fretta a chi deve giocare perché ne possa approfittare in tempo. Ci sarà un motivo se nel 2016, secondo i dati AssiVip, sono stati spesi addirittura 71,6 milioni di Euro in pubblicità da parte dei vari operatori, per un investimento di quasi la metà più grande di quello del 2015 e indirizzato prevalentemente al settore delle scommesse sportive, con minore interesse verso i giochi online.

Questi dati forniscono un quadro inconfutabile per quanto concerne il gioco nello Stivale: l’Italia risulta essere infatti uno dei Paesi che spende di più per il gioco d’azzardo, specialmente da quando è scoppiata la diffusione dei casinò online (in aumento di almeno il 30%) con la possibilità di operare in anonimato e comodamente con un semplice dispositivo mobile Come se non bastasse, secondo le previsioni degli esperti, questi numeri sono destinati inevitabilmente ad aumentare nel breve periodo.

Alla potenza persuasiva degli spot, dunque, si devono sommare la componente psicologica degli scommettitori e la loro attitudine a giocare, che possono variare da Paese a Paese. In Italia ci sono tutti i presupposti per rendere il gioco d’azzardo una vera e propria industria. Gli operatori del settore hanno ben compreso il potenziae del settore, ed attirano nuovi clienti tramite siti scommesse con bonus, pubblicità accattivanti, app per scommettere da mobile. Sarà interessante realizzare uno studio di settore dopo i mondiali di calcio.